| Lettera alla classe dirigente
Ill.mi ,
se nel 2008,nel pieno dell’era multimediale e delle telecomunicazioni di massa, che permettono a chiunque di avere il “mondo in un click”, un ragazzo come tanti, senza nessuna certezza di cosa sarà nella vita dichiara tutto ad un tratto di voler SCAPPARE da una delle città più ricche del nord Italia qual’è Biella,allora significa che qualcosa non va... “Dov’è Biella? Sotto Verbania, vero?”, mi chiede un ragazzo di Torino. “Dov’è Biella?”,mi domanda un coetaneo di Asti... Biella è nota ai più solo per i luoghi comuni: Oropa, la polenta concia, la bagna caoda, i biellesi antipatici, lavoratori e tirchi. Niente di più vero. Biella sta invecchiando, sta morendo, si sta provincializzando in modo a dir poco preoccupante. Come se bastassero due caproni in tangenziale a Milano per risolvere i problemi. Biella sta morendo perchè è vecchia, piatta. Cosa c’è a Biella per i giovani? Le carote? Sappiatelo, non bastano. Credeteci quando diciamo che i giovani si sentono soffocati...esporre quadri, foto, disegni ecc. è un’impresa a dir poco titanica:“manca lo spazio, c’è già altra gente, non hai un nome abbastanza altisonante, non ne ricaveremmo niente ma comunque ti faremo sapere...”. Idem per chi suona: tra SIAE, inquinamento acustico, sale prove a orario chiuso e prezzi impensabili la possibilità di esprimere la propria arte è ridotta ad una ristretta cerchia di amici che, gira e rigira, sono sempre gli stessi. L’arte, il più grande motore di rivoluzione in assoluto, in questo modo non può far altro che morire in seguito ad una lunga agonia...insomma, cosa serve fare arte e non poterla poi esprimere? Lo diciamo davvero col cuore in mano ma questo stupefacente centro a Palazzo Ferrero che pare si stia facendo non è propriamente ciò che più ci aggrada...gli spazi di esposizione? Utilissimi...le sale prove gratis? Fantastiche, davvero. Ma in questo modo non si esprime l’arte...un’altra volta, i giovani vengono visti come consumatori passivi e non come cittadini attivi e costruttivi. E non siamo disposti a sentire frasi del tipo: ”Accontentatevi, é già tanto se vi diamo retta..”. Non servono i soliti salamelecchi a farci contenti...ogni volta ci travolgete con una valanga di elogi e complimenti dal sapore zuccherino, di belle parole addolcite col miele. Chiediamo una sola cosa. Una sola. Chiediamo LIBERA ESPRESSIONE ARTISTICA. Ecco cosa vogliamo. Fa paura la parola “libera”? Ha un retaggio troppo sessantottino, giusto? Eppure non è una parolaccia...Oppure “espressione?” Strano che i giovani abbiano qualcosa da dire, vero? O forse è il termine “arte” che spaventa? Ingenui che siamo, noi giovani...l’arte non porta ricchezza... A meno che a fianco di un violoncellista che suona o un pittore che espone non ci sia un negozio aperto fino alle due di notte...allora lì sì che l’arte viene considerata come “veicolo di cultura e dialogo tra i popoli in un mondo che trova spazio solo per le differenze e per...” Vogliamo un luogo libero in cui esprimere il nostro BISOGNO di espressione. Non è un capriccio, ci serve come il pane. Non aiutateci, faremo da soli, non peseremo sulle spalle di nessuno. Non ostacolateci con questa furiosa burocrazia. Ci rimetteremmo tutti, ma soprattutto noi, i giovani. Ragazzi che cercano pacificamente di ottenere quello che mai è stato e mai sarà loro dato. Ci faremo forza e faremo diventare questa città qualcosa di vivo e attivo. Una città, uno spazio giovane, fatto dai giovani per i giovani. Per favore, non impeditecelo. Ci rimettereste anche voi... Biella, in questo modo, resterà sempre una città “sotto Verbania”. Sapete benissimo quanto i ragazzi di oggi riescano a comunicare facilmente e senza inutili formalità. La voce girerà. I giovani prenderanno iniziative a livello artistico e ogni persona in Piemonte, Lombardia, Veneto o qualsivoglia Regione lo saprà e verrà, con o senza peduncolo, a Biella, capitale giovane e giovanile del Piemonte, fulcro dell’attività artistica Regionale. Chiediamo, insomma, uno spazio completamente da autogestire, un luogo in cui i ragazzi possano ritrovarsi e fare arte in modo totalmente libero, senza stupidi permessi o restrizioni di natura burocratica. Un luogo dove i ragazzi possano anche provare la difficile ma innegabilmente formativa avventura dell’autogestione. Un luogo in cui l’arte si possa tagliare con il coltello. Uno spazio di confronto e di amicizia all’insegna della totale non violenza e del rispetto reciproco. Un luogo che sprizzi colore e vitalità da tutti i pori. Un luogo dove davvero si possa fare tutto ciò che, a livello artistico, ci passi per la testa. “Posso appendere le mie foto?” “Come vuoi, decidi tu..” “Posso suonare col mio gruppo?” “Certo che si, è uno spazio libero..” Non sarebbe bello tutto ciò? Ecco cosa sogniamo. Mica chiediamo la luna...a noi basta questo. Solo questo. E’ così arduo come nostro unico sogno? Cordialmente, un giovane |
Bravi! era ora che nel mortorio biellese qualcuno si svegliasse!